FEDERALISMO FISCALE (disegno di legge C.2105)
Alla base del processo che sta portando il nostro Paese verso il Federalismo Fiscale, vi è la diffusa esigenza di buon governo e di buona amministrazione a livello locale.
Il federalismo Fiscale ha come obiettivo primario quello di migliorare la qualità della spesa, ridurre gli sprechi responsabilizzando i diversi livelli di Governo e massimizzando il controllo dei cittadini ,cioè la democrazia.
Il federalismo è lo strumento cardine della politica economica e finanziaria per realizzare determinati obiettivi.
L’accentramento delle responsabilità finanziarie in capo allo Stato non ha giovato allo sviluppo di una coscienza di efficace gestione della res-pubblica a livello territoriale, in particolare al Sud.
Ed è per questo motivo che la popolazione del Mezzogiorno non è affatto spaventata da questa rilevante riforma. A fare paura al Sud, non sono le riforme messe in cantiere da questo Governo e da questa attuale maggioranza parlamentare guidate dal Pres. Berlusconi….a spaventare il Sud è l’attuale situazione di mal-governo e mal-funzionamento che attanaglia purtroppo, gran parte della Pubblica Amministrazione locale.
Da troppi anni al Sud i cittadini convivono con Amministrazioni incapaci di offrire un servizio pubblico “sufficiente” alle loro esigenze quantitative e qualitative del servizio stesso.
La forte domanda che nasce dai cittadini rispetto ad un “federalismo compiuto” ha caratterizzato l’ultimo decennio, prima con le riforme a Costituzione invariata e poi, con le riforme costituzionali in senso sempre più federalista, che hanno comportato una acquisizione di sempre maggiori competenze in capo agli Enti territoriali.
In questo quadro, il Federalismo Fiscale può rappresentare un’importante occasione per responsabilizzare maggiormente l’intero Meridione: Istituzioni, politici, imprenditori e cittadini.
E’ una grande occasione questa, che può consentire al Sud di emanciparsi dalla “tutela” dello Stato-centrale.
In tanti convegni, in cui ho partecipato circa il “Federalismo” si è parlato tanto dei rischi o delle opportunità che tale riforma comporterebbe al Sud.….Io credo che solo chi ha paura del cambiamento può temere il Federalismo, chi non vuole abbandonare lo status- quo con relativi privilegi, chi teme la responsabilità e l’autonomia.
Al sud che lavora, che produce, che vuole andare avanti con le proprie gambe e che non vuole essere figlio di un Dio minore, una maggiore autonomia non può che portare effetti positivi.
Il federalismo Fiscale fa bene al Paese e fa bene al Sud del Paese,….
Lo stesso Don Sturzo fondatore del partito popolare e meridionalista convinto agli inizi del 900 ebbe a dire:
“LASCIATE CHE NOI MERIDIONALI POSSIAMO AMMINISTRARCI DA NOI; DA NOI DESIGNARE IL
NOSTRO INDIRIZZO FINANZIARIO; DISTRIBUIRE I NOSTRI TRIBUTI, ASSUMERE LE RESPONSABILITA’ DELLE NOSTRE OPERE; TROVARE L’INIZIATIVA DEI RIMEDI AI NOSTRI MALI”.
Secondo il sacerdote di Caltagirone solo attraverso lo sviluppo di un largo decentramento, il Mezzogiorno avrebbe potuto trovare la via del riscatto.
L’ autonomismo”, resta un punto nevralgico del pensiero politico di don Sturzo.
Un pensiero questo, che conserva un’attualità impressionante e che oggi, alla vigilia di un dibattito cosi importante, può rappresentare per il Mezzogiorno un invito al coraggio, a scommettere realmente su se stesso.
La proposta politica in oggetto, incentiva la responsabilizzazione delle classi politiche e tende a razionalizzare la spesa pubblica comportando una graduale eliminazione degli sprechi e degli sperperi di risorse pubbliche, che troppo spesso affliggono le amministrazioni.
Ma oltre a questo risultato, già di per sé meritorio, il federalismo fiscale riporta alle basi stesse della democrazia moderna ossia al “ no taxation without representation” della cultura anglosassone, perché solo avvicinando il prelievo fiscale alle strutture di governo più dirette alla vita quotidiana dei cittadini, questi ultimi potranno percepire il rapporto tra quanto è stato corrisposto in tributi ed i benefici che si sono ricevuti in servizi.
Il federalismo quindi, consente di porre rimedio ad una paradossale contraddizione di questi ultimi tempi; ossia:
da un lato l’attribuzione di un ruolo sempre più rilevante alle Regioni; dall’altro la conservazione di un sistema basato su entrate accertate in capo allo Stato ed una finanza regionale in buona sostanza ancora derivata.
L’attuazione dell’art.119 della Costituzione è una grande occasione di crescita democratica e di responsabilità politica, in grado di incidere concretamente sui rapporti tra Stato e Regioni imponendo il recupero della trasparenza e della correttezza amministrativa verso i cittadini.
E tutto questo avviene nel rispetto dei fondamentali principi di solidarietà tra le diverse realtà del Paese e di uguaglianza tra i cittadini a prescindere dal luogo di residenza.
Con questo disegno di legge C.2105 , si attua direttamente il dettato costituzionale, dando rilievo ai trasferimenti ai territori con minore capacità fiscale e quindi si garantisce la coesione sociale.
La scelta di superare il criterio della spesa storica, in favore del criterio del costo standard è profondamente innovativa e deve essere colta come una occasione per migliorare la qualità della spesa regionale affinchè tali enti possano divenire volano di sviluppo delle “economie reali”….
contro qualsivoglia logica arcaica che è servita solo a creare alibi e ragnatele di potere a partiti e classi dirigenti del Sud e del Nord come ad es. è stata la tanto discussa “ questione meridionale”….tesi ( a mio avviso) , attraverso la quale si sono costruite prestigiose carriere politiche che non hanno reso alcun buon servizio alle popolazioni meridionali in termini di ricchezza, infrastrutture, politiche sociali e altro ancora.
La previsione di un fondo perequativo consente di assicurare, senza discriminazioni la fornitura di adeguati servizi in quei settori che consentono l’esercizio dei diritti civili e sociali secondo quanto previsto dall’art.117 lettera m) della Costituzione.
Il federalismo quindi, non implica in alcun modo divisione nel Paese e contrapposizione tra Regioni; è una riforma importante per gestire efficacemente le risorse e per disporre di maggiori strumenti per erogare servizi efficienti ai cittadini.
E’ in questa prospettiva che va vista con favore sia l’introduzione di meccanismi premianti le amministrazioni efficienti, che la previsione di sanzioni, che possono spingersi fino al commissariamento nei confronti degli enti territoriali inadempienti.
Allo stesso modo, la previsione di forme di collaborazione e di condivisione di informazioni e di banche dati da parte delle amministrazioni deve intendersi come un grande sforzo sinergico nella lotta all’evasione fiscale.
Alla luce di tutto questo, il non sostenere il passaggio al federalismo fiscale, significherebbe sottrarsi ad una sfida di responsabilità nell’ amministrazione dei vari livelli di governo della Repubblica ; centrale e periferico.
Si tratta di una riforma molto importante, strutturale ed equilibrata, che realizza un federalismo efficace, unitario e solidale.
Un progetto politico e culturale degno di un Paese civile come quello Italiano.
On.Marco PUGLIESE VI COMMISSIONE FINANZE